Viaggi di Istruzione

Siamo partiti un mattino di fine aprile cupo e grigio. Nonostante i papaveri scoppiettanti fra l’erba e le robinie profumate dovunque, la giornata non era delle migliori. I bambini, accesi come fiammiferi, hanno preso posto sul pullman, in un tripudio di zaini, cappellini gialli e giacchetti multicolori. I bambini adorano andare in gita. Anche un viaggio di mezz’ora, per loro è un’avventura senza fine. Molti, condizionati dalle mamme, vogliono stare davanti, paurosi di vomiti, mal di stomaci e di teste, salvo poi scordarsene dopo 5 minuti, più vispi che mai. Guardano tutto, osservano tutto e chiacchierano, strillano, chiedono incessantemente dove siamo, quanto manca, urlano di gioia se vedono qualcosa che li colpisce. Un po’ mi dispiace quando, arrivati in quarta e quinta, cercano i posti a sedere in fondo, per farsi i fatti loro, già quasi persi nei primi passi della scemenza adolescenziale. Ma fino in terza ancora guardano perplessi e felici tutto quello che li circonda. La nostra meta erano le ville di Tivoli, villa d’Este e villa Adriana. La prima, gioiello del ‘500 famosa per i suoi giardini, la seconda, non meno magnifica, proprietà dell’imperatore Adriano, quello delle memorie della Yourcenar. Purtroppo siamo stati afflitti da una pioggerella insistente e fastidiosa  che ha smesso di cadere un attimo dopo essere saliti sul pullman per il viaggio di ritorno. Appena l’autista ha messo in moto, un raggio di sole, trionfante e splendido, ci ha colpiti e il cielo sfolgorava non appena arrivati a scuola. Comunque la gita è stata un successo, come sempre. Abbiamo fatto indenni lo slalom tra i bancarellari che invadono Tivoli e che vendono a prezzi da galera, la stessa paccottiglia di provenienza incerta che si trova anche qui. Perversamente, ho evitato che comprassero alcunché, fino a quando non ci siamo fermati al bookshop della villa di Adriano, indirizzandoli verso oggetti non meno inutili degli altri, ma più gradevoli e, se non altro, di qualche lieve interesse storico. Ma i nanerottoli sono furbissimi. Pippo mi ha guardata con aria truce e mi ha detto:” Ah! Ecco perché nun c’hai fatto comprà gnente all’altra villa, perché qui ce stavano i LIBRI!” Io ho nascosto, vergognandomi, la chicca che avevo trovato, “Il segreto del bosco vecchio”di Buzzati, perso molti anni fa e mai più ricomprato, ho sorriso e distolto lo sguardo guardandomi bene dal confessare che avevo l’intenzione di leggerglielo l’anno prossimo. Gli altri lo hanno assalito:” Ma che non lo sai che alla maestra Carla je piace legge? Eh?. I miei alunni passati e presenti, dopo un po’ che mi conoscono sanno, con assoluta certezza, due cose fondamentali di me: che amo leggere e che mi piace l’azzurro in tutte le sue sfumature. Per fortuna Pippo mi ha perdonata e si è goduto i due soldatini romani nuovi di zecca, che sono andati ad arricchire la sua collezione. Scandito dalle visite al bagno( ai bambini scappa sempre la pipì) e dalle varie merende al sacco( hanno sempre fame, quando non sono in mensa), l’incontro con la storia è andato bene. A metà fra magia, favola e realtà, loro la vivono con curiosità, se tu non gliela propini in modo noioso e ti gratificano di vere e proprie perle di saggezza. Nel parco della villa di Adriano mentre discutevamo di Romani e ruderi, Lella mi fa, molto seria:” Maè, lo sai che Enea è sbarcato davanti al bar di mio zio Tonino?” ed io, altrettanto compunta:” Ah si? E tuo zio c’era?” E lei:” No, lui no”. Poi, dispiaciuta, mi fa:” Peccato che Enea è morto maè, se no, ce la faceva lui la visita guidata qui. Sai quante cose imparavamo?” Il mio paladino e difensore, che mi guarda con occhi adoranti, sempre,appiccicato tutto il giorno addosso al mio braccio, peggio di una zanzara, è scattato e ha risposto:” Ma che stai a dì, alla maestra è solo la vecchianza, che la frega!”

posted by lunafragola @ 17:42 - sabato, 10 maggio 2008
commenti (30) in io e loro
Attaccar bottone

Ormai mio fratello non abita più qui. Viene a casa la notte, e non sempre, viene a cambiarsi e a prendere cose pulite, ma niente più. Ogni tanto lo vedo a colazione se ha il turno di mattina, ma si sa, io e lui, anche in tempi di convivenza stretta , non ci siamo mai scambiati più di un “ grunt” affettuoso. Stamattina è apparso come la Vergine Maria a Lourdes, perché non aveva più niente di pulito da indossare. Il mio primo pensiero è stato:” Portaci anche i panni, da Lalla, così te li lava e te li stira lei!”, ma mi sono fermata in tempo. E se avesse preso il mio commento come quello di una sorella risentita e gelosa? E se avesse pensato che volevo ritornasse a casa a tempo pieno? Giammai!Zitta, Carla, zitta! Con il tempo e con la paglia maturano le mele diceva mia madre, così ho taciuto. Prima o poi, arriverà anche questo: lui e Lalla felici e contenti a casa LORO, come nelle favole. Presa da un attacco di amore sororale( per fortuna passeggero), gli ho perfino attaccato un bottone alla camicia che si era staccato dopo la guerra del ’15 – ’18 e gliene ho stirata un’altra, regalo della suocera che lui doveva assolutamente indossare oggi, essendo stato invitato a pranzo in campagna insieme al caravanserraglio…..ehm….. a tutti i parenti. Era molto tempo che non mi cimentavo nella difficile arte di attaccare un bottone. Pur essendo una delle prime cose che si insegnavano alle fanciulle durante le guerre Puniche, attaccare un bottone è dannatamente complicato. Infatti io non andai oltre a questo rudimento quando frequentavo la scuola di cucito di mia madre, da piccola. Oggi è stata un’impresa epocale. Innanzitutto i classici ago e filo. Mediamente lungo il primo, bianco e sottile l’altro, un bottone non vuole lo spago, ovviamente. Il problema è nato quando il suddetto filo doveva entrare nella stramaledetta cruna dell’ago. Se è diventato un detto biblico, un motivo ci sarà pure, anche se io sono convinta che ci entra molto meglio un cammello, nell’ago, piuttosto che il filo. Ormai la mia vista è quasi andata a puttane e ho dovuto capitolare, facendolo infilare al terzogenito che si è prestato volentieri, visto che ne avrebbe ricavato giovamento. La mossa successiva è stata quella di posizionare il bottone e infilare l’ago nell’occhiello. Facile no? Certo, se il bottone avesse la circonferenza di un paracadute e la camicia fosse un tendone da circo rosso. Invece, il bottone era piccolo e madreperlato e la camicia a quadretti bianchi, beige e panna. Gli occhielli del malvagio accessorio, poi, erano microscopici, così mi sono infilata l’ago nel dito tremila volte prima di individuare la mossa giusta. Il filo bianco, infine, è demoniaco. Non ne voleva sapere di entrare bello liscio, ma doveva ingarbugliarsi, torcersi e attaccarsi a tutto meno che alla stoffa. Mi veniva da piangere, però, finalmente, ce l’ho fatta. Ho dato un’ultima gugliata di filo attorno al bottone, come mamma mi aveva insegnato ed ho ammirato la mia opera. Certo il bottone non era proprio parallelo all’asola, ma visto che quest’ultima si chiudeva,tutto questo non ha avuto la minima importanza e ho consegnato la camicia a mio fratello.


Chissà se Lalla sa cucire? Dovrò chiederglielo.

posted by lunafragola @ 12:47 - giovedì, 01 maggio 2008
commenti (56) in me stessa, casalinghitudine
Elogio della rosetta

Il sole era caldissimo ieri mattina. Sono uscita presto per andare a comprare il pane, andavo da mia sorella e, dietro sua preghiera, dovevo portare il pane casereccio che qui da noi ha la crosta croccante e bruciacchiata, scura come i mattoni e la mollica morbida, tanta e soffice. Appena entrata in panetteria, gli effluvi meravigliosi che la permeavano mi hanno procurato un mancamento. L’odore del pane, con quel misto di lievito, farina e sale, mi riempie di brividi di piacere. E’ dolce e robusto insieme, non ti aggredisce, ma ti avvolge e ti accompagna. Nel forno c’era pane e pane dappertutto, di tutte le forme e tutti i tipi di tippe e tappe. Al posto d’onore, però, rovesciate sul bancone , come una cascata di stelle, c’erano loro: LE ROSETTE!


La rosetta è un panino che a Roma e dintorni la fa da padrone, ha pochissima mollica dentro e molta crosta, croccante e friabile appena fatta, purtroppo gommosa e da “rimbarzo” il giorno dopo. Ha una vita breve, la rosetta, ma come spesso succede alle cose effimere, è meravigliosa. Con pochi e sapienti tagli di coltello, la pasta lievitata si apre e, appena cotta, si trasforma in un fiore: la rosa appunto. Sul dorso ha tre petali, tre palline  bruno - dorate. Mi ricordo che da bambina mangiavo sempre quella di mezzo, la più alta e la più bruciata, perché a me piacciono così, al limite della carbonizzazione, scure come l’inferno. Questa meraviglia, naturalmente, viene farcita in tutti i modi. Dal prosciutto alla bresaola, dalla rucola e stracchino, dal pomodoro e mozzarella alla Nutella ( magna cum laude). Ma la morte sua, la morte sua, è la MORTADELLA!. L’umile salume e la semplice rosetta, l’uno dentro l’altra, formano un connubio di sapori che chi non ha provato non può capire. E’ il massimo della goduria!. Non so spiegare il sapore e l’odore, posso solo consigliare caldamente a chi non le avesse mai provate insieme di farlo al più presto, ne vale la pena.


Presa da questi nobili pensieri, ho comprato la mia forma di pane, era ancora calda! Quando sono uscita non ho resistito e ho “ammollato un mozzico sur culetto” della pagnotta. Ecco, se ci fosse stata la polizia, sicuramente avrebbero arrestato me per detenzione illegale di stupefacenti e il povero panettiere per spaccio, perché questo cibo è una droga e la beatitudine che ti penetra dentro è meglio della cocaina.


 Sulla mortadella e i suoi effetti, però, parlerò un’altra volta perchè sto entrando in overdose.

posted by lunafragola @ 13:08 - sabato, 26 aprile 2008
commenti (39) in passioni, ritratti
Ai miei tempi si chiamavano catene.....

In questi giorni ben tre amici bloggers, CurlyzTerron, hettori e syssa, mi hanno trascinata nel flagello biblico delle catene. Ora si chiamano meme e vigliacca se so perché e cosa vuol dire, ma va bene così. Le altre due alle quali ho partecipato mi chiedevano otto segreti segretissimi e cinque cose che non si sanno di me. Ora devo parlare di sei cose che mi piacciono. In totale, diciannove esternazioni di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. Sono quasi due anni che non faccio altro che raccontare di me e penso di aver già detto tutto, ma evidentemente ciò non è abbastanza:


1)      degli uomini mi piacciono  le mani, il sedere e le gambe storte, come quelle dei cow boys. Se sono dritte non mi lamento, chiaramente, ma un paio di gambe storte e un bel sedere, magari fasciati nei jeans, mi mandano in brodo di giuggiole;


2)      adoro le giornate che si allungano, la luce che ritorna, la consapevolezza che l’inverno è finito. Io funziono meglio di giorno, più luce c’è e meglio è;


3)      mi piace osservare i miei alunni mentre giocano o mentre fanno i laboratori con la carta e i colori, quando lavorano con le mani, insomma. Sono molto seri e concentrati, anche se chiassosi e si impegnano talmente che si scordano di me, così li guardo e imparo a conoscerli meglio;


4)      mi piace da matti la pizza, in tutti i modi e di tutti i tipi., ne mangerei di continuo. Molti storcono il naso, ma io sono felicissima di non trovare più solo le pizze classiche. Però le amo rigorosamente salate, niente impicci con frutta o fiori o creme pasticciere;


5)      mi piace raccontare le favole e le storie, fare tutte le voci strane, i rumori e i suoni. Mi diverte interpretarle e impazzisco quando i bambini ridono a crepapelle e ridono di gusto, a bocca spalancata anche per quelle più sceme;


6)      mi piace il mare in tutte le stagioni, vederlo, respirare il suo odore, ascoltarne il suono, mi rilassa, percepisco l’infinito e mi assale, prepotente, la voglia di volare.


 


Mi sono resa conto di aver mandato a puttane il regolamento, perché c’era un regolamento da rispettare, ma non ho voglia di nominare nessuno per proseguire la catena. In fondo le regole sono fatte apposta per essere infrante ed è delizioso trasgredirle, no?


 


 

posted by lunafragola @ 23:30 - venerdì, 18 aprile 2008
commenti (41) in me stessa, tarallucci e vino
Funeral party

Sono profondamente triste, neanche incazzata nera, proprio triste. Mi rendo conto che, a 50 anni suonati, non ho smesso di vedere le cose con gli occhiali rosa mentre invece dovrei togliermeli ‘sti cazzo di occhiali una buona volta. Ero consapevole che sarebbe stata dura vincere di nuovo, ma dentro di me una speranza, seppur piccolissima, c’era. La cosa che mi ha fatto inorridire, guardando le trasmissioni ieri, era la consapevolezza che noi non ce l’avremmo fatta nemmeno coalizzandoci con tutti i partiti di sinistra. Comunque non ce l’avremmo fatta. Il 47 % degli italiani ha votato a destra punto e basta e non credo sia colpa solo del governo Prodi. C’è una diffusa tendenza al servilismo,al fascismo, al pressappochismo, alla superficialità nel nostro paese e il nano incarna tutto questo. Siamo ancora a “Franza o Spagna basta che se magna”. Abbiamo bisogno dell’uomo forte, del celhodurismo, del Voi non sapete chi sono io. Persone mediocri, ipocrite, meschine che non sanno guardare aldilà del proprio naso. Io non ci voglio più vivere in un paese così, non ci voglio stare. Gli elettori di destra se lo potranno permettere berlusconi, ma noi? Intendiamoci, Veltroni e la sinistra se la sono cercata. La sinistra soprattutto, paga un prezzo altissimo per la sua debolezza. Che cos’ha questo meraviglioso e tragico Paese che non vuole cambiare, che non vuole chiarezza e onestà, serietà e giustizia? Come insegnante mi sento chiamata in causa e so che la scuola può e deve fare molto per cambiare le cose. Infatti proprio per questo viene messa all’ultimo posto nelle priorità dei governi, di tutti i governi. “Nella società umana – scriveva Philip Roth –la trasgressione più grande di tutte è pensare”. Noi non siamo più capaci di farlo, non ci insegnano più a farlo e quei pochi che ci provano vengono calpestati.


Amen

posted by lunafragola @ 18:04 - martedì, 15 aprile 2008
commenti (31) in politicamente scorretto, turpitudini e nefandezze
Ripropost


Ho scritto questo post quando Walter Veltroni si candidava per il Partito Democratico. Lo ripropongo non per autoincensarmi, ma perchè avevo detto tutto quel che c'era da dire, per me, su di lui. Non ho cambiato idea, ma lo scetticismo che provavo allora è aumentato di brutto, insieme alla paura. Lo voterò senza se e senza ma, perchè l'idea di passare altri cinque anni della mia vita in una dittatura di destra, e che destra, mi fa vomitare e non ho moltissimi anni davanti a me, non posso permettermi di sprecarne nemmeno uno. Forse Veltroni non è quello giusto, magari è troppo buonista oppure è un astuto e diabolico mestatore. Lo scopriremo molto presto se vincerà, cosa di cui dubito fortemente, purtroppo. Alcune cose sono datate nel post, non si candida più come segretario e corre da solo senza la sinistra. L'unica cosa che non è cambiata è la mia incazzatura. E la paura, tanta.







Caro Walter,




finalmente eccoti qui,candidato a segretario del novello partito Democratico. Bene, anche se un po’ questo mi sorprende, visto che avevi detto e stradetto che volevi solo fare il sindaco di Roma, più di un anno fa’. Hai obbedito alla ragion di stato? Lo capisco. Stiamo nella merda e abbiamo bisogno di uomini (  le donne non ci possono andare) forti, determinati e onesti. Io sono una tua fan da sempre, caro Walter. Ti ho stretto pure la mano, dicendoti quanto ti ammiro, il 21 marzo del 2004 a villa Borghese, festa della primavera per le scuole, ore 11 e 32. Ti ho stretto la mano ed ero emozionata e felice. Ho pure farfugliato una frase di ammirazione che tu, ovviamente, non hai sentito. Troppa confusione: bambini che urlavano, ridevano, saltavano. Animali che ragliavano. Eh si, perché vicino a noi c’era un asino che ragliava. Non chiedermi perché, ma c’era. E’ rimasto nel nostro magazzino dei ricordi, a scuola, il momento in cui i body guard ci hanno chiesto di fare silenzio, perché ti stavi avvicinando . Quando non si muoveva più neanche una foglia, l’asino continuava a ragliare. Nessuno è riuscito a farlo star zitto. Ma si sa, gli asini sono testardi come i muli. Scusa il divagare. E’ tipico di noi insegnanti parlarci un po’ addosso, argomentare, trovare agganci. Insomma, siamo dei rompiballe con l’attestato ufficiale. Poi l’età…….Però sono più giovane di te che hai qualche anno più di me. Ho letto il tuo discorso e mi è piaciuto. Hai detto delle cose bellissime e concrete. Vere e innegabili, come il fatto che quando lavo la macchina, piove sempre. L’età, dicevo. Sei giovane, per fortuna, non sei bono come Zapatero, non hai il glamour di Blair né la grinta da immigrato di ferro duro e puro di Sarkozy, ma hai un tuo fascino discreto, diciamolo. Soprattutto non hai più di settant’anni e non sei mai stato indagato e già questo mi consola. Non perdi tempo a osservare da vicino i trans come Sircana o a palpare il culo alle veline come il Silvio. Perlomeno, nessuno ti ha mai beccato a farlo. Sei colto, simpatico, gradevole, hai senso dell’umorismo. Sai tutto o quasi di cinema. Non mi perdevo nessuna delle tue recensioni sul Venerdì e mi è dispiaciuto molto che tu abbia lasciato dopo essere stato eletto sindaco di Roma. Così come mi fece piacere che tu , all’epoca delle recensioni, abbia voluto dare l’esame per diventare giornalista dal momento che scrivevi su un giornale. In un Paese dove tutti fanno tutto senza averne non dico il diritto, ma almeno la capacità data da un diploma, sono cose che contano. Perchè ti scrivo? Perché ho paura. Perché tu rappresenti il mio sogno di una vita migliore, di una sinistra migliore. Di una sinistra che sappia cosa faccia, soprattutto. Di una sinistra che sappia rispondere ad una destra che si lamenta perché il governo non ha tolto l’ICI, quando è stata cinque anni a governare e non lo ha fatto lei, per esempio. Perché è vero che l’euro l’ha sdoganato Prodi a suo tempo, ma Berlusconi non ha fatto nulla per fermare i pirati, i briganti, i tagliagole che ci hanno fatto vivere sempre più al buio e miseramente. D’altra parte lui è il Re dei tagliagole, come poteva?Ti scrivo, perché questa è l’ultima speranza di vedere finalmente un Paese diventare tale. Perché se tradisci l’ultimo sogno, se lo infrangi, non rimane più niente in cui credere. Noi siamo un popolo che si unisce solo ai mondiali e agli europei di un calcio corrotto e fragile, figurati!




Ti scrivo perché sono uno dei coglioni che ha votato a sinistra l’anno scorso e vorrebbe continuare a farlo. Altrimenti è meglio emigrare nel Darfour. Almeno quel paese è povero e disperato ed affamato veramente, non è un luogo da operetta come il nostro.




Se fra qualche mese, vogliamo dire….anno? Ci diamo del tempo? Dicevo, se fra qualche anno sentirò qualcuno che ritorna a cantare per le strade solo perché è felice, ce l’avrai fatta Walter e ti ringrazierò. Lo spero, perché noi coglioni e anche quelli non coglioni siamo molto, molto arrabbiati. E tristi.




Tanti auguri Walter




Lunafragola


posted by lunafragola @ 22:25 - sabato, 12 aprile 2008
commenti (26) in politicamente scorretto
Stagioni

Guido rilassata e senza fretta. Mi piace quando posso andare piano, quando in giro non c’è nessuno che ti incalza. Qui lo posso fare, è l’una, sto tornando a casa dopo la scuola e la strada è di campagna, sonnolenta e pigra come me. Lascio il finestrino aperto. Fa caldo. Ogni tanto mi assalgono gli odori di questa primavera ancora col sapore dell’inverno. L’inizio è così bello. Quando gli alberi ancora hanno i rami secchi, ma già esplosi di sbuffi di verde tenero, tenero,delicato come pizzo antico, quando il fico è ancora nudo e nodoso, ma ha le foglie piccole e morbidose . I verdi sono così brillanti e variegati che esplodono negli occhi, però non fanno male. Sono un balsamo per la vista e per l’anima. Dietro la curva spunta un campo di broccoletti. Strano destino di una verdura buonissima, dai fiori che sembrano macchie di sole spalmate sul prato, rovesci di luce cangiante, ma puzzano da morire. Durano molto i fiori di broccoletto. Giorni di colore intenso che sfuma piano, piano mentre il verde si riprende il posto che era suo. E’ bella la strada della mia scuola in primavera. Anche i cavalli lo sanno e guardano incuriositi i bambini che li osservano un po’ da lontano, eccitati da questi splendidi animali che, ad un tratto, sbuffano e riprendono a correre o a trottare. Li vedi che vorrebbero correre con loro, che si rotolerebbero volentieri nell’erba, liberi e senza pensieri. Il glicine riempie di lilla e di profumo il muro di una casa, devo sbrigarmi a raccoglierlo prima che sfiorisca, voglio succhiare il suo nettare come facevo da bambina, è buono e sa di dolce. Continuo il mio viaggio verso casa, con la musica che riempie l’abitacolo e si fonde con gli odori e i colori. “ La stagione dell’amore” di Battiato, strana coincidenza. In fondo, l’inizio della primavera è come l’inizio di un amore, magico e nuovo, ancora con tutti i colori, preludio dell’estate che verrà, della gioia e del caldo e delle vacanze. Tutto un futuro davanti ancora da scoprire, ma ricco di promesse e non ti importa se dentro i fiori gialli c’è un cattivo odore o se annusando il glicine scopri un’ape che ha avuto la tua stessa idea e magari ti punge. Passerà, lo metti in conto, cosa importa? La strada di campagna finisce, imbocco la statale. La primavera arretra, allontanata dalle altre automobili e dai cartelloni pubblicitari, però è in agguato. Ora è il suo tempo, ci vuole ben altro per scoraggiarla.


“……. I desideri non invecchiano, quasi mai, con l’età……”

posted by lunafragola @ 23:09 - venerdì, 04 aprile 2008
commenti (33) in passioni, me stessa
Erbe aromatiche

La prima giornata di primavera è arrivata. Stamattina un sole caldo e lussurioso sfolgorava sulla mia cittadina, così sono scesa per strada compiendo il mio giro rituale al mercato. Ogni sabato mi sento quasi costretta a farlo, misteriosamente, vengo attratta dai suoni, dai colori e dagli odori che si sprigionano verso casa. In mente avevo una meta ben precisa: il vivaio con le piantine e i fiori. Per me la bella stagione inizia quando posso comprare finalmente il prezzemolo e il basilico. Nemmeno le primule mi attraggono di più. Quando vedo spuntare i vasetti benedetti, sorrido fra me e me e mi preparo ad accogliere il sole e la luce, il caldo e la spensieratezza. Questa di adesso è la mia vita “ da grande”, priva, purtroppo, del mio ruolo di figlia, ora devo decidere cosa tenere e non tenere in casa, inventare nuovi riti, effettuare scelte con la consapevolezza che nessuno può più farlo per me. Il basilico e il prezzemolo, però, li ho trasportati dalla vecchia alla nuova vita e ,anche quando stavo con mia madre, ero io che li compravo. Di nuovo c’è che ora tocca a me innaffiarli, ma lo faccio volentieri, anzi, diciamo che annaffio molto loro e trascuro vergognosamente tutto il resto. Non so resistere al loro odore e li metterei dappertutto. Io che sto alla cucina come un gelataio sta al Polo Nord, ho imparato a fare un pesto appena decente solo per assaporare il divino basilico. Col prezzemolo ballo una sarabanda sfrenata da sempre e aspetto con ansia che qualcuno mi dica che sta bene anche nel cappuccino. Non è escluso che, qualche volta, non ci provi da sola, al massimo lo sputerò, ma ne dubito. Ora sono in bella mostra nel mio balcone, eleganti e verdi e delicati come trine. Li ho annaffiati per sicurezza. Col prezzemolo e l’aglio ci ho fatto i carciofi, il basilico deve aspettare, è ancora troppo piccolo, ma crescerà.


Ho solo un dubbio: ma quanto si deve sfogliare un carciofo, perché sia abbastanza da mangiare senza lasciarne solo un misero pezzetto?

posted by lunafragola @ 17:50 - sabato, 29 marzo 2008
commenti (33) in passioni, me stessa, casalinghitudine
Acari si acari no.

Qualche giorno fa, la mamma di una mia ex alunna, ha pensato bene di regalarmi un buono omaggio per una dimostrazione, a casa, del portentoso aggeggio della Kir*y. Non è la prima volta che ci prova e, dato che le avevo risposto sempre di no, questa volta ho ceduto, presa dai rimorsi per non averla mai aiutata. Stamattina mi si presentano due ragazzi, lui trentenne, lei più giovane, tutti puliti e stirati, col sorriso sulle labbra e lo sguardo dolcissimo. Li faccio entrare, ignara dell’inferno dantesco in cui sarei precipitata. Subito lui, un ragazzone alto e prestante che cerca disperatamente di parlare l’italiano più corretto che conosce, inizia una tiritera su questo prodigioso strumento, praticamente uno scarafaggio cromato con le rotelle al quale via via aggiungerà tubi, spazzole, filtri, campane et similia. La ditta è americana, di Cleveland Ohio, ed è sul mercato da 95 anni. Da 25 è qui in Italia. Premetto che io casa l’avevo pulita tutta, ho perfino spolverato prima che loro arrivassero. Lui è invasato. All’inizio, provo a prevenire le sue domande e a rispondere come mi pare, poi mi accorgo che sta recitando religiosamente un copione prestabilito che non può e non deve avere altre risposte, se non quelle previste rigidamente. Sono americani, mica capperi. Ogni tanto infarcisce il discorso di” Quando che”, convinto come molti che non sia un errore, ma che serva a rendere meglio l’idea che si espone rafforzando l’avverbio, che non si sa mai, melius abundare…….


QUANDOCHE: lei come pulisce il tavolo signora Carla?


IO: ( mai! non mi va e non me ne frega niente, se proprio devo, una volta al mese!).TUTTI I GIORNI DOPO MANGIATO, TRE VOLTE AL GIORNO!( sussiegosa e compunta).


QUANDOCHE: fa fatica a pulirlo signora Carla?


IO: ( per quello che faccio, no davvero. Passo il panno negli angoli non ricoperti dalla tovaglia, figuriamoci!) CHE FATICA GUARDI! HO LE SPALLE ROTTE!( affranta e sospirosa. Mi viene pure una lacrimuccia sul ciglio).


QUANDOCHE:  SAREBBE CONTENTA DI PULIRE SENZA FATICA, SOLO CON UN DITO   


                            E TOGLIENDO DEFINITIVAMENTE LA POLVERE?


IO: (veramente ho problemi più seri e la felicità la vorrei in altri campi!) MACCERTOOOOOOOOOOO! (flautata e garrula).


QUANDOCHE: guardi il tubo in blablabla, come è maneggevole e leggero. Metta una mano sotto il materasso, senta le VIBRAZIONI, AH! LE VIBRAZIONI!


Un pensiero malizioso e biricchino mi saltava in un angolo della mente. Ma questo aggeggio fenomenale e sensazionale, che vibra e stantuffa, che penetra in profondità……fino a 38 centimetri siore e siori, provare per credere…….. si può usare anche per scopi non convenzionali? Non ho avuto cuore di parlargliene. Interpretavo il ruolo della massaia disperata non della maiala vogliosa.


Questa tiritera va avanti per un’ora e mezza. Un’ora e mezza delle mie sudatissime e meritatissime vacanze. Dopo avermi fatto toccare con mano come detergenti, spazzoloni, stracci da spolvero e aspirapolvere convenzionali non puliscano un caxxio, ma peggiorino la situazione inesorabilmente, QUANDOCHE mi ha posto sempre la stessa domanda: SAREBBE CONTENTA SE……..?


Alla fine mi aveva candidamente fatto sapere che vivo nella merda, che gli acari mi mangiano viva, che faccio una fatica boia senza nessun risultato, che col meraviglioso aggeggio posso mettere sottovuoto i vestiti senza spendere, farmi massaggi ai piedi e alla schiena senza spendere e, soprattutto, avere la casa sterilizzata, igienizzata e stirata ORA ET SEMPER IN OMNIA SAECULA SAECULORUM.La sua dolce ragazza annuiva e sorrideva, sorrideva e annuiva servizievole e devota, illuminandosi ogni volta che lui la chiamava TESO’ e AMO’. Io volevo morire, mi sarei data il cacciavite sui denti dalla noia e dalla disperazione. Quando gli ho fatto capire garbatamente e urbanamente che non ho soldi da spendere e che 4.300 euro rateizzati li avrei spesi per cose più goduriose, se ne sono andati a capo chino. Mi sono accesa una sigaretta, mi sono messa nel divano appena pulito e ho cominciato di nuovo a spargere pelle morta e polvere. Ho troppo rispetto per gli animali e non lascerei mai che i miei acari morissero di fame.

posted by lunafragola @ 13:10 - martedì, 25 marzo 2008
commenti (48) in casalinghitudine
Primavera....... mah!

Il primo giorno di primavera fa veramente schifo. Pioggia e freddo e termosifoni accesi come a Natale, però le vacanze me le sto godendo tantissimo. C’è un piacere particolare a veder sgocciolare lentamente il tempo senza l’ansia di fare qualcosa. Siamo talmente abituati a correre di qua e di là che, quando possiamo rifiatare, non ci rendiamo conto di come sia dolce stare senza fare niente. Ci vuole un po’ per farsi passare la fretta, l’urgenza di uscire per mille e una incombenze. Ieri ero ancora sul fuso orario lavorativo e vagavo per casa spinta da un irrefrenabile desiderio di fare qualcosa, non sapevo nemmeno io bene quale. Oggi sto benissimo. Ho fatto una risata sui panni da stirare, ho spernacchieggiato il terrazzo, tanto piove, ho scordato il nascondiglio dell’aspirapolvere e sono uscita. . Passeggiata, cappuccino e libreria a metà mattina, pizza e caffè a pranzo, divano e libro fino a sera, poi si vedrà. Domani penserò al giorno di Pasqua, al cibo da comprare e alle cose da fare. Tanto io che la mia esigua famiglia, non siamo tipi da riti particolari e indistruttibili. Ormai ci basta stare insieme, se si può, e mangiare qualcosa, magari carne alla brace sul caminetto di mia sorella, tiramisù magnifico e lussurioso di mia cugina e onesto vino rosso delle campagne viterbesi. Nessuna ansia da prestazione o isteria collettiva pasqualizia. La mia festa sono queste giornate di sosta, di pausa, di lentezza. Mi piace stare da sola, sto bene con me e non devo fuggire da nessun demonio. Faccio entrare la pigrizia nei più reconditi anfratti del mio corpo, ungo tutte le giunture doloranti che ho e mi fermo. I viaggi, per ora, mi limito a farli con la mente, con il corpo mi sto organizzando.


Buona Pasqua a tutti, amici miei.

posted by lunafragola @ 17:25 - venerdì, 21 marzo 2008
commenti (26) in me stessa