Siamo partiti un mattino di fine aprile cupo e grigio. Nonostante i papaveri scoppiettanti fra l’erba e le robinie profumate dovunque, la giornata non era delle migliori. I bambini, accesi come fiammiferi, hanno preso posto sul pullman, in un tripudio di zaini, cappellini gialli e giacchetti multicolori. I bambini adorano andare in gita. Anche un viaggio di mezz’ora, per loro è un’avventura senza fine. Molti, condizionati dalle mamme, vogliono stare davanti, paurosi di vomiti, mal di stomaci e di teste, salvo poi scordarsene dopo 5 minuti, più vispi che mai. Guardano tutto, osservano tutto e chiacchierano, strillano, chiedono incessantemente dove siamo, quanto manca, urlano di gioia se vedono qualcosa che li colpisce. Un po’ mi dispiace quando, arrivati in quarta e quinta, cercano i posti a sedere in fondo, per farsi i fatti loro, già quasi persi nei primi passi della scemenza adolescenziale. Ma fino in terza ancora guardano perplessi e felici tutto quello che li circonda. La nostra meta erano le ville di Tivoli, villa d’Este e villa Adriana. La prima, gioiello del ‘500 famosa per i suoi giardini, la seconda, non meno magnifica, proprietà dell’imperatore Adriano, quello delle memorie della Yourcenar. Purtroppo siamo stati afflitti da una pioggerella insistente e fastidiosa che ha smesso di cadere un attimo dopo essere saliti sul pullman per il viaggio di ritorno. Appena l’autista ha messo in moto, un raggio di sole, trionfante e splendido, ci ha colpiti e il cielo sfolgorava non appena arrivati a scuola. Comunque la gita è stata un successo, come sempre. Abbiamo fatto indenni lo slalom tra i bancarellari che invadono Tivoli e che vendono a prezzi da galera, la stessa paccottiglia di provenienza incerta che si trova anche qui. Perversamente, ho evitato che comprassero alcunché, fino a quando non ci siamo fermati al bookshop della villa di Adriano, indirizzandoli verso oggetti non meno inutili degli altri, ma più gradevoli e, se non altro, di qualche lieve interesse storico. Ma i nanerottoli sono furbissimi. Pippo mi ha guardata con aria truce e mi ha detto:” Ah! Ecco perché nun c’hai fatto comprà gnente all’altra villa, perché qui ce stavano i LIBRI!” Io ho nascosto, vergognandomi, la chicca che avevo trovato, “Il segreto del bosco vecchio”di Buzzati, perso molti anni fa e mai più ricomprato, ho sorriso e distolto lo sguardo guardandomi bene dal confessare che avevo l’intenzione di leggerglielo l’anno prossimo. Gli altri lo hanno assalito:” Ma che non lo sai che alla maestra Carla je piace legge? Eh?. I miei alunni passati e presenti, dopo un po’ che mi conoscono sanno, con assoluta certezza, due cose fondamentali di me: che amo leggere e che mi piace l’azzurro in tutte le sue sfumature. Per fortuna Pippo mi ha perdonata e si è goduto i due soldatini romani nuovi di zecca, che sono andati ad arricchire la sua collezione. Scandito dalle visite al bagno( ai bambini scappa sempre la pipì) e dalle varie merende al sacco( hanno sempre fame, quando non sono in mensa), l’incontro con la storia è andato bene. A metà fra magia, favola e realtà, loro la vivono con curiosità, se tu non gliela propini in modo noioso e ti gratificano di vere e proprie perle di saggezza. Nel parco della villa di Adriano mentre discutevamo di Romani e ruderi, Lella mi fa, molto seria:” Maè, lo sai che Enea è sbarcato davanti al bar di mio zio Tonino?” ed io, altrettanto compunta:” Ah si? E tuo zio c’era?” E lei:” No, lui no”. Poi, dispiaciuta, mi fa:” Peccato che Enea è morto maè, se no, ce la faceva lui la visita guidata qui. Sai quante cose imparavamo?” Il mio paladino e difensore, che mi guarda con occhi adoranti, sempre,appiccicato tutto il giorno addosso al mio braccio, peggio di una zanzara, è scattato e ha risposto:” Ma che stai a dì, alla maestra è solo la vecchianza, che la frega!”







