Viaggio allucinante

Da Roma al paese dove abita mia sorella, in provincia di Viterbo, sono 55 km. Se ci vai con la macchina e la Pontina e il Raccordo sono abbastanza liberi, in un’ora ci sei.. Se sai guidare, ovviamente. Io che sono un’imbranata totale mi devo muovere coi mezzi. Se devi spostarti da Nord a Sud, in questo strano Paese, allora te la cavi abbastanza con le ferrovie,ma se vai da Est a Ovest , da Nord Est a Sud Ovest……. Insomma, se deroghi dal percorso standard, iniziano i guai, non te la cavi con meno di tre ore. A Roma Termini ci arrivo bene. Mio fratello mi accompagna alla stazione di Pomezia, in mezz’ora sono a Roma. Caldo atroce. Alla biglietteria comincia l’odissea. Il bigliettaio è abbastanza gentile, del resto ha l’aria condizionata. Mi cerca il percorso, mi indica quello migliore poi fa:” A signò deve annà a Tibbbburtina”!” E come ci vado a Tiburtina io”? “’A signò so’ du’ fermate, cinque minuti e pija er treno delle 16 e 45”!E chiude il discorso. I romani, si sa, sono bruschi e pragmatici. A qualcosa sarà servito conquistare tutto il mondo conosciuto, 2000 anni fa. Mi avvio alla metro. Il caldo è asfissiante. Scopro ben presto che i 5 minuti sono molti di più, le fermate sono quattro e non due, poi devo salire le scale con una valigia pesante che non ne vuol sapere di scivolare dolcemente sui gradini. Poi mi fermo a guardare gli orari e il binario. Scopro che ho perso il treno delle 16 e 45 e l’altro c’è dopo un’ora. A Tiburtina stanno facendo dei lavori e mi sposto su quello successivo. Avviso mio cognato e aspetto, però ho sete, ritorno indietro per vedere se in mezzo al nulla, trovo un bar. Devo rientrare e salire per ritrovarmi nella civiltà,. Bar, libreria, la stessa catena di Termini, bagni e pure la Conad. Prendo un caffè, un giallo, una bottiglia d’acqua e ritorno sui miei passi. Vado a ricontrollare le fermate. Fino a Civita Castellana sono 13, ce la posso fare. Mentre aspetto, il binario si riempie di gente. Quando arriva al treno, siamo un oceano. Tutti cerchiamo di salire e ce la facciamo. Il caldo è tropicale con un tasso di umidità del 100%. Il sudore cade in rivoli e gocce grosse come perle. Oltre alle tue, ti becchi pure quelle degli altri che si muovono a scatti. Stai ferma sulle punte, non puoi respirare e inghiotti l’aria in brevi e annaspanti boccate. Se ti prende un colpo, rimani esattamente dove sei, dritta in piedi e pure con gli occhi aperti, non li puoi chiudere. Meglio, nella foto sul giornale verrai da dio. Da Tiburtina a Fara Sabina è il delirio, poi il treno miracolosamente si svuota e tu riesci perfino a metterti seduta. Però il display che ha regolarmente funzionato, si ferma a Fara Sabina e non indica più le fermate. Così devi stare attenta ogni volta, per capire dove sei.Forse non gli piacerà il Viterbese, eppure è un incanto. Faticosamente, arrivo a Civita. Il mio formidabile cognato mi aspetta e lo saluto come se fosse una visione. Ma arrivare a casa non è facile. Qualcosa non va nella ruota posteriore di sinistra e ogni tanto se ne va per i fatti suoi. Così ogni due secondi ci fermiamo per far ripartire la macchina, pregando che ci faccia arrivare sani e salvi. Il mio viaggio è cominciato!

posted by lunafragola @ 10:52 - mercoledì, 30 luglio 2008
commenti (40) in me stessa, varia umanitĂ