L’estate volge al termine. Un’ estate come tante, né brutta né bella. Certamente migliore di quella di qualche anno fa, ma chi non ne ha avute di stagioni da dimenticare o ricordare con dolore? A un passo dal ritorno in una scuola smarrita e distrutta da ladri e mercanti, mi domando se ne ho ancora voglia, di combattere. Chi me lo fa fare, a 50 anni, di urlare, polemizzare, discutere contro il nulla meschino e becero che ci avviluppa come gramigna, come sabbia mobile?Meglio sarebbe continuare ad occuparmi di me, dei miei ritmi e dei tempi dilatati, centellinati, lenti. Srotolare le giornate in poche cose da fare, passeggiate, brevi viaggi con gli amici, buone letture e buona musica, col ronzìo del ventilatore a fare da sottofondo. Non mi va di ricominciare quest’anno, con una nuova dirigente, una nuova segreteria e i nuovi corsi per gli insegnanti del Sud che dequalificano il Sapere e tutte le bizzarrìe e le brutture che queste menti malate hanno concepito per tutti noi. Se non fosse per i bambini, mi rintanerei in un buco e non uscirei più fino a primavera e, forse, anche più in là.
Nella prossima vita vorrei essere uno scoiattolo o una grassa marmotta!
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